LA MIA STORIA

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LA MIA STORIA 2018-03-21T16:19:22+00:00

Oramai la sua fama lo precede e gli spalanca le porte del jetset , sia artistico che gastronomico!

Ormai la sua fama lo precede e gli spalanca le porte del jetset artistico e gastronomico.

Da semplice macellaio di paese Fabrizio Nonis è entrato di diritto nel gotha del giornalismo enogastronomico, grazie al suo carisma e alla grande passione per la carne. Ha talmente perfezionato la sua arte nello scegliere e tagliare i pezzi migliori, da conquistare prima l’appellativo di sciabolatore per poi affinarsi ulteriormente e diventare addirittura fiorettista.

Eppure nonostante il successo e i numerosi riconoscimenti ricevuti sia in Italia che all’estero per aver rivalutato il mestiere di macellaio, Fabrizio continua a considerarsi un umile figlio della sua campagna, un uomo del territorio fortemente legato alla tradizione e ai valori del Veneto Orientale e del Friuli Venezia Giulia, pur non nascondendo un grande spirito cosmopolita e una spiccata attitudine alla comunicazione.

Queste due anime, tradizione e innovazione, convivono in lui perfettamente e sono il vero segreto del suo successo: “Ho vissuto la mia gioventù tra il Canada e Cinto Caomaggiore”, racconta Fabrizio. “Ho imparato moltissimo su questo incredibile mestiere aiutando d’estate mio padre, facendo tesoro della sua esperienza professionale come emigrante in Canada. Papà Celso però voleva che io studiassi e così, dopo le scuole superiori, mi ha rispedito a Toronto dove ho conseguito un master in pubbliche relazioni aziendali”.

Tornato in Italia ha fatto il manager per una grande azienda internazionale e poi, quando è emersa la necessità di rilevare l’azienda del padre, ha scelto di dedicarsi anima e cuore al risollevare le sorti della storica macelleria. Fabrizio fa subito sul serio e con pochi accorgimenti e una buona politica di marketing, rinnova l’immagine della bottega di paese, trasformandola in una botique della carne. Non si trattò solo di un restyling, ma di un’evoluzione nella cultura del mangiar bene. Ha continuato a studiare tutto ci che si doveva sapere sul settore della carne e poi ha cercato di proporre prodotti di qualità superiore, pur mantenendo dei prezzi non troppo alti per non scontentare la clientela abituale.

Oltre alla vendita di carne, si è cimentato ben presto anche nel mondo della gastronomia, un passo che gli ha permesso di sviluppare tutta la sua creatività senza però dimenticare l’utilizzo di prodotti di prima scelta. Per questa sua attitudine alla ricerca costante dell’eccellenza nei prodotti e la creatività nel proporli, nel 2001 è stato chiamato a far parte del corpo docenti dell’Università dei Sapori di Perugia.

Da qui in avanti è stato un crescendo di occasioni che lo hanno portato a diventare giornalista, sempre con lo scopo di diffondere l’arte del mangiare e bere bene. Ecco che arrivano quindi anche le collaborazioni e i servizi per le più prestigiose riviste enogastronomiche e programmi televisivi

sui canali nazionali come TG5-GUSTO per Mediaset; Alice, Marco Polo, Gambero Rosso, su il portale satellitare di SKY, con Italia 7 Gold e infine con Rai Uno Mattina.

Nonostante tutto la sua vera perla è il format televisivo “Sconfinando”, nel quale si occupa tra le altre cose di turismo e che lo vede spesso impegnato a promuovere le prelibatezze e le bellezze nazionali e internazionali.

Vorrei riuscire a trasmettere l’amore per la mia terra e per i suoi prodotti tipici”, ha detto Fabrizio. “Per far questo bisogna saper utilizzare bene i canali di comunicazione. Ho impiegato molto tempo, fatica, sacrificio e denaro per poter arrivare dove sono, cosa che molti giovani non sono più disposti a fare. Il consiglio che do a loro è quello di non guardare solo al profitto, ma credere con passione nel proprio lavoro. Io non faccio il macellaio o il gastronomo, io lo sono profondamente; sono un artigiano che non ha paura di rischiare, di andare anche controcorrente rispetto alle logiche di mercato. Bisogna recuperare il contatto genuino con il cliente, consigliarlo con competenza e cortesia. Per questo è indispensabile una certa empatia e una continua formazione, oltre alla passione per il proprio mestiere”.

di Michela Bozzato

Biografia

Fabrizio Nonis nasce a Toronto il 9 maggio del 1963, sotto il segno del Toro (avrebbe forse potuto trattarsi di un altro animale?).

Figlio d’arte – padre macellaio, nonno “casolin” (pizzicagnolo) – Fabrizio, dopo gli studi superiori in Italia, ritorna in Canada per un master in pubbliche relazioni aziendali. Dopo qualche anno di esperienza come manager in aziende, Fabrizio, alla fine degli anni ’80, ritorna alla sua grande passione che sin da piccolo lo ha sempre accompagnato: il lavoro in macelleria.

La ricerca per la qualità, la creatività e il rapporto con il cliente sono sempre stati gli aspetti del mestiere che lo hanno appassionato e che lo hanno portato poi a divenire docente presso l’Università dei Sapori di Perugia. Dal 2001 ha affiancato al suo lavoro in macelleria a Cinto Caomaggiore (Ve) l’attività di giornalista presso emittenti locali. Attualmente collabora con TG5 Gusto, Sky, Alice, Marco Polo e Gambero Rosso. Infine, è conduttore del format televisivo “Sconfinando”, nel quale si occupa di turismo enogastronomico.

Il giornalista Paolo Marchi scrive:

Fabrizio Nonis, macellaio e giornalista, rientra nella categoria di persone classificabili come “forze della natura”, quei personaggi che non si fermano mai, che pensano e agiscono anche quando dormono (dormono?), che sembrano non staccare mai perché è dal lavoro e dall’impegno che traggono la loro vera ragione di essere e di realizzarsi. Avete in mente una roccia nel deserto? Ecco, Fabrizio è l’esatto contrario, ambasciatore non di se stesso, ma della sua più grande passione: la carne.


Chi vive e lavora senza provare emozioni vere, che mirano solo a timbrare il cartellino e a lucrare lo stipendio a fine mese, sono gli anti-Nonis. Fabrizio non si accontenta. Ha un fior di negozio, chi glielo fa fare di andare il televisione? La notorietà? Sì, certo. Essere famosi, essere riconosciuti dal barista e dall’edicolante fa piacere a tutti. Ma nel suo caso, c’è anche una causa da perorare. Quella della buona carne.
Nonis si fa in quattro ed è riuscito a trovare anche il tempo per scrivere questo libro perché non si fa mai abbastanza scuola di buone cose, perché la grande industria alimentare ha sì a cuore la salute dei clienti, ma non può curare i dettagli e inseguire quello che nei posti a sedere di casa Nonis è l’ospite fisso: la qualità assoluta.


Oggi non basta più vendere grandi tagli. Chi li conosce e distingue più? Pochi. Allora bisogna andare oltre il mugugnare per insegnare cosa si intende per carni bianche e carni rossi, cos’è quel taglio e cos’è quello, quali principi e bontà sono racchiusi in un taglio di polpa piuttosto che quella certa frattaglia tanto brutta, però ,molto buona. Questo può insegnarlo soprattutto Fabrizio Nonis, perché oltre le parole che possono essere suggerite da qualsiasi maghetto del marketing, loro sanno aggiungere l’esempio concreto di una vita tutto filetto e rognone, arrosti e costine, prosciutti e salami. Se la maggioranza delle persone imparasse a conoscere bene la carne e a pretenderne di buona, le grandi insegne si sentirebbe in obbligo di alzare la qualità della loro e anche se un Fabrizio rimarrebbe sempre davanti, sarebbe un po’ meno solo e noi carnivori più contenti, alle prese con l’imbarazzo di dover scegliere tra questa e quella bontà.